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Photo by Claudio Petto, Licenza Creative Commons by-nc-sa 3.0
Ieri era il mio onomastico….
Come si festeggia un onomastico? Non so….
Io sono stata fino alle 20:15 in teleconferenza per lavoro….
Comunque…tanti auguri a tutti gli Emanuela ed Emanuele!!
Passa tranquillamente tra il rumore e la fretta e ricorda quanta pace può esserci nel silenzio.
Finchè è possibile senza doverti abbassare sii in buoni rapporti con tutte le persone
Di la verità con calma e chiarezza e ascolta gli altri, anche i noiosi e gli ignoranti.
Anche loro hanno una storia da raccontare.
Evita le persone volgari e aggressive, esse opprimono lo spirito.
Se ti paragoni agli altri, corri il rischio di far crescere in te orgoglio e acredine,
perché sempre ci saranno persone più in basso e più in alto di te.
Gioisci dei tuoi risultati cosi come dei tuoi progetti.
Conserva l’interesse per il tuo lavoro,per quanto umile, è ciò che realmente possiedi per cambiare le sorti del tempo.
Sii prudente nei tuoi affari perché il mondo è pieno di tranelli.
Ma ciò non accechi la tua capacità di distinguere la virtù; molte persone lottano per grandi ideali e dovunque la vita è piena d’eroismo…
Sii te stesso.
Soprattutto non fingere negli affetti e neppure sii cinico riguardo all’amore,
poiché a dispetto di tutte le aridità e le disillusioni esso è perenne come l’erba!
Accetta gli insegnamenti che derivano dall’età, lasciando con un sorriso sereno le cose della giovinezza.
Coltiva la forza dello spirito per difenderti contro l’improvvisa sfortuna, ma non tormentarti con l’immaginazione.
Molte paure nascono dalla stanchezza e dalla solitudine.
Al di là di una disciplina morale, sii tranquillo con te stesso.
Tu sei figlio dell’universo non meno degli alberi e delle stelle, tu hai diritto di essere qui.
E che sia chiaro o no, non vi è dubbio che l’universo si stia evolvendo come dovrebbe.
Perciò sii in pace con Dio, comunque tu lo concepisca e qualunque siano
le lotte e le tue aspirazioni, conserva la pace con la tua anima pur nella rumorosa confusione della vita.Con tutti i suoi inganni, i lavori ingrati e i sogni infranti è ancora un mondo stupendo!
Fai attenzione cerca di essere felice…
ANONIMO
Trovata a Baltimora nella chiesa di S Paolo, datata 1692
Una volta viveva nel paese di Agàpi un giovane ragazzo di nome Adàm. Non era ricco né molto intelligente né simpatico. Adàm era solo molto bello. Da quando dalla pubertà era passato all’adolescenza e da questa alla giovinezza la sua bellezza era fiorita come un bocciolo di rosa.
Le giovani ragazze del suo quartiere, anch’esse nuove all’amore, lo guardavano passare sotto alle loro finestre, davanti alle loro porte, vicino alle loro vesti fruscianti e si chiedevano come quello che poco tempo prima era solo un fanciullo potesse ora apparire come l’uomo che avevano di fronte. Quando Adàm era in giro l’aria si riempiva di bisbigli, chiacchiericci e alternarsi di occhiate furtive ed invitanti.
Adàm imparò con il passare del tempo a non fare più molto caso a quelle attenzioni. Così continuava la sua vita con semplicità, accanto al padre falegname e alla madre sarta. La voce che nel paese di Agàpi viveva un giovane bellissimo come nessuno a memoria d’uomo si diffuse per tutta la terra di Gee, tanto che anche regine e principesse vollero andare a constatare di persona la bellezza tanto osannata di questo ragazzo. Fu così che vennero ad Agàpi anche la regina di Plutìa, nota per la sua immensa ricchezza, disposta a donare il più grande tesoro esistente nella terra di Gee in cambio del suo amore per una notte, e la principessa del paese di Afrodisia, che per avere un suo bacio gli promise il nettare, di cui solo gli abitanti di quella terra conoscono il segreto, che rende chi lo beve sempre giovane e forte. Ma sempre Adàm rifiutava, perché tutte quelle cose non lo interessavano, e tornava nella modesta casa dei suoi genitori vicino al fiume. Si racconta che alcune donne impazzirono per lui, altre non riuscirono più ad amare altri uomini dopo averlo visto, altre ancora conservarono per tutta la vita il sasso che il suo piede aveva sfiorato o un capello caduto dalla sua testa o, le più fortunate, un oggetto che aveva tenuto in mano. Adàm, che era dispiaciuto di provocare tanti dispiaceri e delusioni d’amore alle donne che lo conoscevano e che subito inevitabilmente si innamoravano di lui, decise di far costruire da suo padre falegname una capanna vicino al fiume dove le poverine erano ospitate durante le loro pene d’amore, in modo che soffrissero un po’ meno per la sua completa indifferenza nei loro confronti. Adàm, sotto consiglio del padre, decise anche che il numero di queste sventurate non potesse superare il mille e proprio a mille arrivò il numero delle ragazze che vennero ad abitare nella capanna. Adàm fu soprannominato così “Adàm dalle mille ragazze”.
Un pomeriggio d’estate, Adàm passeggiava lungo la riva del fiume quando vide una donna con un enorme foruncolo nel naso seduta su un sasso, con le gambe a ciondoloni nell’acqua e in mano un lungo fuso col quale con gesti veloci ed esperti tesseva una maglia fitta e precisa. Incuriosito, Adàm si avvicinò. All’inizio la donna, tutta intenta nel suo lavoro, parve non accorgersi minimamente di lui ma quando il giovane le fu accanto, senza staccare gli occhi dal fuso, gli chiese:
<<Posso aiutarti caro?>>
<<Forse sì>> rispose lui <<Avrai sentito parlare di me. Io sono Adàm dalle mille ragazze.>>
<<Sì, credo di conoscere le tua storia. E so anche che tu sei molto infelice.>>
<<E’ vero, misteriosa signora, io sono terribilmente infelice, perché tutte le donne che mi vedono dicono di bruciare d’amore per me, ma io non posso bruciare d’amore per nessuna di loro e non ho mai conosciuto l’amore.>>
<<Non devi disperare Adàm>> rispose la donna <<Non lontano da qui vive una maga, una cartomante, che forse potrà aiutarti a fare luce sulla tua vita. Va da lei, ma prima copriti il volto con questo cappuccio che ho finito ora per te.>>
Così dicendo, la donna gli porse uno scuro cappuccio dalle cui maglie Adàm poteva vedere a perfezione ma che lo rendeva completamente irriconoscibile dagli altri. Così Adàm si mise in cammino. La donna gli aveva spiegato che la maga abitava all’interno di una grande quercia secolare e che lui l’avrebbe trovata quando nel suo cammino non avrebbe più visto penetrare il sole dai rami degli alberi da quanto le fronde erano fitte. E così fece. Quando il bosco divenne buio, cercò a tastoni il tronco finché non lo trovò innanzi a sé. Allora cominciò a bussare. Una voce da dentro gli rispose <<Benvenuto, straniero. Chiudi i tuoi occhi e rilassa le tue membra. Io penserò a farti entrare.>> E Adàm si sentì avvolto da un vento fresco, leggero, odorante di pino, di quercia e di acero. Quando aprì gli occhi era dentro alla cavità del tronco, debolmente illuminata da paralumi fatti di foglie, con al centro un grande tavolo e due sedie.
<<Togliti il cappuccio, perché io possa vedere il tuo viso>> gli disse la maga. Era una giovane donna, non bella ma con occhi penetranti e sinceri. Sin da piccola aveva avuto il dono di vedere nella vita degli altri ed aveva dovuto imparare a partecipare alle loro gioie come ai loro dolori. Adàm rimase subito impietrito dalla giovane sapienza di questa donna. Dopo qualche istante riuscì a rispondere.
<<Una donna giù al fiume mi ha mandato da te e mi ha detto di tenere sul capo questo cappuccio, solo ora capisco perché. Questo cappuccio ti permetterà di avere un’immagine di me più fedele di quella che avresti se potessi vedermi in viso. Io, invece, ti vedo bene, come mai ho visto nessuna donna nella mia vita. Prima di venire qui ero perso in un buio labirinto di fronde, ora quelle fronde mi hanno portato a te e mi hanno svelato cosa vuole dire bruciare d’amore.>>
La giovane rimase in silenzio, in ascolto di quelle parole. Quando il ragazzo ebbe terminato gli rispose:
<<Mi sembri sincero, straniero, ed onesto. Ma l’amore non è per me. Io sono nata per servire con il mio dono gli altri e perciò debbo vivere da sola in questo albero, a contatto con la grande generatrice Terra, senza poter uscire mai né posso pensare a me quando gli altri chiedono il mio aiuto. Ti farò le carte, però, e ti renderò il servizio per cui sei venuto, anche se ti rifiuti di mostrarmi il tuo viso.>>
La maga prese le carte e le dispose sul tavolo sapientemente. Cominciò, quindi, a scrutare nei simboli e nelle parole ma, nulla, il buio più completo, non riusciva a vedere niente. La giovane allora capì. Le cartomanti possono vedere e prevedere tutto nella vita degli altri, l’unico destino che non sono in grado di predire è il proprio. E lei non poteva leggere la linea della vita di Adàm perché era unita alla sua.
<<Non posso predirti il futuro, perché la tua vita d’ora in poi sarà la mia. Dio mi ha dato un dono e ora me lo toglie perché possa anche io vivere e conoscere l’amore. Non so perché ti nascondi il viso, ma non mi importa, anche se scoprissi terribili deformità, nulla potrebbe cambiare il mio destino.>>
Adàm si tolse allora il cappuccio, sollevato finalmente di non dover temere gli effetti della sua bellezza e felice di avere trovato l’amore.
Fu così che Adàm perse il suo soprannome di “Adàm dalle mille ragazze”.
Adàm e la maga, che portava il bellissimo nome di Stefania, infatti, tornarono insieme alla casa sul fiume e, nella capanna delle mille ragazze, ormai senza più alcuna speranza, costruirono la loro dimora dove ancora oggi vivono felici la loro vecchiaia.
by Emanuela Sortino on Creative Commons Licence CC
Come ho promesso a Very, ecco qui come realizzare dei tubolari per armadi alla lavanda.
Occorre:
- pout pourri alla lavanda in pezzi non troppo grossi
- nastro di organza bianco (5 o 6 cm di larghezza x 60 o 70 cm di lunghezza)
- ago e filo di cotone bianco
- nastro di raso sottile (bianco e lilla)
- avanzi di pizzo macramè
- pistola di colla a caldo
Procedimento:
- Realizzare il tubolare: prendete il nastro di organza, piegatelo in due nel senso della lunghezza e cucite i lati (lungo la lunghezza, senza lasciare troppo bordo) con del filo di cotone bianco fino a 1 o 2 cm dalla fine; avete realizzato un tubolare di circa 30 – 35 cm.
- riempite fino a 4 – 5 cm con il pout pourri alla lavanda
- chiudete il “sacchettino” così ottenuto cucendolo con lo stesso filo di cotone
- ripetere la stessa procedura fino a 2 – 3 cm dalla fine del tubolare
- ripiegate l’ultima parte del tubolare lasciata libera e chiudetela cucendola con lo stesso filo di cotone
- coprite le cuciture orizzontali con il nastro di raso; usate la colla a caldo per applicarli sopra alle cuciture
- ritagliate il pizzo macramè, in modo da ottenere dei “motivi” da applicare con la colla a caldo al centro di ogni “sacchettino” ottenuto
- ricavate un anello sufficientemente grande col nastro di raso, da poter appendere il tubolare alle gruccie nell’armadio, ed incollate con la colla a caldo le due estremità alla fine del tubolare ottenuto.
Note: alcune mercerie vendono i tubolari già pronti, in tal modo non avrete bisogno di realizzare voi il tubolare col nastro di organza.
La pistola di colla a caldo la potete trovare in qualsiasi negozio di “fai da te”.
Particolare dell’anello per appenderli:
Particolare del sacchettino con il pizzo macramè applicato:
This photo is taken by Michael Jastremski on OpenPhoto, Creative Commons licence CC
Tutto nello stesso giorno.
Fatti che mi fanno molto pensare.
E sommati a quello che si è vissuto e si cerca di lasciare alle spalle fanno pensare ancora di più.
Mi chiedo cosa succeda agli uomini.
Faccio subito questa premessa per non essere fraintesa: non parlo delle donne, non per femminismo (mai stata femminista), ma perchè vivo esperienze da donna, pertanto noto il comportamento dell’altro sesso, quello maschile.
Il discorso può essere pertanto ribaltato. Per facilità faccio l’esempio dal mio punto di vista. Ma solo perchè sono una donna.
Quando volevamo emanciparci (parola troppo abusata secondo me) la maggior parte degli uomini non volevano. E le donne lo hanno desiderato ancor più, proprio perchè era loro proibito.
Col tempo (e con la lotta) questa parte maschile contraria ha desistito e le donne hanno potuto ottenere alcune cose: poter lavorare, anche raggiungendo livelli molto alti, il diritto di studiare al pari dei fratelli maschi della famiglia, vestirsi a proprio piacimento, poter partecipare ad un rapporto affettivo e sessuale liberamente, con gli stessi diritti e doveri che prima appartenevano solo all’uomo.
Ora però gli uomini si sono assestati in questa condizione di emancipazione della donna e sembra che non li fermi più nessuno.
I rapporti uomo – donna sono sempre più superficiali…lo sono per gli uomini e quindi, per la parità dei sessi, lo devono essere anche per le donne……e sia l’uomo che la donna ne pagano le conseguenze.
Ogni uomo che conosco, giovane o maturo, sposato, single o convivente, si sente in diritto di provarci, solo perchè di fronte ad una ragazza (nel mio caso anche giovane, ma ho visto che non è una prerogativa essenziale). E con quale sfacciataggine….e con quale arroganza….tentano in ogni modo di approfittare di una qualsiasi situazione di debolezza, sono subdoli e viscidi, ma soprattutto estremamente diretti. Ci provano con te e poi ci provano con la tua amica compagna di università, oppure nel frattempo tirano avanti più storie…ogni parvenza di femminilità è una possibile persona con cui provare a tentare l’approccio. Senza freni. Se lo fai notare ti senti dire: “oggi come oggi è normale…” “siete voi donne per prime che lo desiderate” “pensare ad una storia seria e solo con una persona è da bigotti” “il matrimonio è la tomba dell’amore” ecc. ecc.
Mi chiedo: è il risultato dell’emancipazione?
Così ecco cosa succede…
Esci con un ragazzo un giorno, mano nella mano, ed una settimana dopo vieni a sapere che si è sposato con quella che credevi la sua ex…Sei una ragazza emancipata e di conseguenza sarebbe anacronistico prendersela male. Era solo una storia di sesso. Lui poteva cambiare idea quando voleva. Senza prendersi alcuna responsabilità verso di te.
Un uomo maturo, con una carriera alle spalle, ti tartassa con frasi d’amore, lo sbandiera ovunque, quasi lo pretende e poi vieni a sapere che la stessa cosa faceva con le sue alunne diciottenni…Sei emancipata e pensi: “speriamo che almeno fossero diciottenni”…
Vieni a sapere, dopo essere stata lasciata da un ragazzo perchè dopo l’unica sua storia d’amore dice di non essere in grado di amare nessuna donna, che dopo pochi mesi ci sta provando con una tua amica… (allo stesso identico modo con cui lo ha fatto con te…il lupo perde il pelo ma non il vizio…..)….Sei emancipata e pensi che in effetti è libero di provarci con chi vuole. Forse ti ha mentito ma sicuramente non ti deve nessuna spiegazione.
Sono solo cose che sono successe…Mi guardo attorno e vedo che i rapporti tra i sessi sono quasi tutti così…e poi ti succede di leggere sul giornale che una donna ha quasi staccato a morsi i testicoli del suo uomo perchè esasperata, in quanto lui non voleva lasciare la moglie….
Io come donna penso: gli uomini sono impazziti? O sono sempre stati così e questa condizione di emancipazione (finta emancipazione) gli ha dato solo una mano per continuare ad esserlo? O è il mondo che si è messo a girare al contrario?








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