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Ritrovo nei miei ricordi questo libro, letto anni fa, che bene si addice al mio stato d’animo di questo ultimo periodo. “Lontano dal pianeta silenzioso” è un romanzo, facente parte di una triologia che comprende anche Perelandra e Quell’orribile forza, di C. S. Lewis, scritto nel 1938, nato da una scommessa con il suo amico e collega J.R.Tolkien. Dalla scommessa nacquero da un lato questi tre libri, dall’altro Il Signore degli anelli.
Un libro di fantascenza, potrei dire, ma che nasconde in sè molto di più: una visione del mondo “alla Lewis”.
La storia parte da un viaggio, un viaggio nello spazio, del professor Weston, uno scienziato, accompagnato dal suo compagno, Divine. Questo viaggio non è però documentativo, ma lo scopo è ben diverso: trovare gloria, ricchezza e potere. Per andare Weston rapisce un suo amico e filologo, Ransom, che è colui che racconta la storia. Questo perchè in un precedente viaggio, gli abitanti del pianeta Malacandra, il nostro Marte, gli hanno chiesto che un uomo fosse condotto da un loro capo/stregone. E loro, anche senza capire la ragione, ma sognando chissà quali benefici, lo fanno e con l’inganno portano via dalla sua abitazione lo sventurato protagonista, che era in vacanza e non aveva lasciato recapiti a nessuno…un’ottima preda, pertanto…
Addormentato e drogato, si sveglia sull’astronave e, sentendo i discorsi dei due, capisce di non doversi aspettare nulla di buono, e pensa di fuggire appena possibile.
E così fà. Appena atterrato, coglie l’occasione e fugge dai suoi rapitori.
Il nuovo mondo che incontra è diverso: le acque dei fiumi e dei laghi sono calde, la gravità è significatamente minore così che gli alberi e le montagne sono stranamente alti e snelli.
Dopo diversi giorni di cammino, l’incontro con un essere vivente, un indigeno della stirpe degli hross . Viene ospitato in un villaggio, impara la lingua e capisce il motivo del viaggio e del rapimento: Malacandra è piena d’ora…
Durante una battuta di caccia, i due rapitori lo trovano e cercano di catturarlo, uccidendo l’indigeno suo amico. Ransom scappa e decide di mettersi alla ricerca di Oyarsa, colui che comanda tutti i hnau (esseri senzienti). Durante la battuta di caccia, Ransom era stato contattato da un eldil, una creatura di luce, che lo invita ad incontrare Oyarsa, . Ma Ransom, in quel contesto, teme l’ignoto e preferisce continuare nella caccia.
Nella sua ricerca, Ransom incontra la popolazione dei seroni, che scopre essere pacifici e gentili.
E grazie a loro, Ransom incontra Oyarsa.
Qui il punto cruciale del libro. La riflessione sul mondo, sulla nostra natura, sulla nostra società.
Esistono diversi Oyarsa in ogni pianeta della nostra Galassia.
Gli Oyarsa devono essere guida e tutori degli essere che li popolano.
Ma dal pianeta Terra non arriva più nessuna comunicazione.
La Terra è chiamata Thulcandra: il pianeta silenzioso.
L’Oyarsa della Terra, prima ancora che si sviluppasse la vita, si ribellò a Maleldil, Signore dell’Universo. Da allora più nessun segno dalla Terra. Solo silenzio.
Weston e Divine, catturati finalmente, sono lo specchio di questa corruzione, ne sono il frutto ed il virus del contagio.
Oyarsa vede con occhio fino a quale punto è arrivata la malvagità dell’uomo: di tutte le leggi naturali che gli esseri viventi sono chiamati a rispettare, l’Oyarsa della terra, ha insegnato a trasgredirle tutte tranne una, l’amore per i propri simili, che ha distorto fino a renderla follia.
Ovvero: la superiorità razziale.
Weston così dice infatti:
“Vi potrò sembrare un volgare ladro, ma io porto sulle spalle il destino della razza umana. La vostra vita da tribù, le vostre armi dell’età della pietra, […] la vostra elementare struttura sociale non hanno niente di paragonabile alla nostra civiltà […]. Il nostro diritto di sopravvivervi è il diritto del più forte sul più debole”.
Quando Oyarsa parla con Weston, tra l’altro, si capisce come Weston, da scienziato portato all’estremo, non solo non riesca a comprendere ciò che lui gli dice, ma per lui sia impossible ammettere la sua esistenza. Per Weston, Oyarsa è praticamente un trucco. Quando Oyarsa gli parla e gli chiede per quale motivo abbia ucciso tre degli alieni che popolano Malacandra, Weston non si arrende all’evidenza e pensa che sia un “ventriloquio”, come nelle società primitive facevano gli stregoni fingendo di cadere in trance…
Anche se Weston è una figura spregevole nel libro, quella di Lewis non è una condanna alla scienza: gli alieni di Malacandra conoscono la scienza, ma a differenza dei terrestri, non la usano a scopo disumanizzante e distruttivo.
Questo perchè gli Oyarsa (che sono forse angeli) non tengono sotto di sè le loro creature con la paura e soprattutto con la paura della morte: “Il più debole dei miei soggetti non teme la morte. È il Maligno, il signore del vostro mondo, che sciupa le vostre vite e le imbratta col distogliervi da ciò che pur sapete che finirà per raggiungervi. Se foste sudditi di Maleldil avreste la pace”
Ma Oyarsa non può decidere del destino degli esseri viventi che non gli appartengono. Fornisce ai tre aria, acqua e cibo per tornare indietro. Si assicura, però, che non possano andare da nessun’altra parte e che giunti sulla Terra, la nave spaziale sia distrutta.
Il racconto è la volontà di Ransom di diffondere sulla Terra quanto appreso. Quando Ransom torna sulla Terra, decide di scrivere un romanzo, che fosse sufficientemente fantasioso perchè lui non fosse preso per pazzo e, pertanto, non ascoltato. Così si conclude il libro.
Teologia, fantascenza, scienza e teoria dell’evoluzionismo, nichilismo, razzismo…tutti questi temi in un’unica storia. Un libro forse poco conosciuto ai più, ma sicuramente un grande spunto di riflessione, guidato da uno degli autori più brillanti e profondi del nostro secolo.
Dedico questo post a Marco, che mi ha fatto ascoltare la canzone, e al quale piacciono le storie
“Venite pure avanti, voi con il naso corto,
signori imbellettati, io più non vi sopporto !
Infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio
perché con questa spada
vi uccido quando voglio.
Venite pure avanti poeti sgangherati,
inutili cantanti di giorni sciagurati,
buffoni che campate di versi senza forza
avrete soldi e gloria ma non avete scorza ;
godetevi il successo, godete finché dura
ché il pubblico è ammaestrato
e non vi fa paura
e andate chissà dove per non pagar le tasse
col ghigno e l’ignoranza dei primi della classe.
Io sono solo un povero cadetto di Guascogna
però non la sopporto la gente che non sogna.
Gli orpelli? L’arrivismo? All’amo non abbocco
e al fin della licenza io non perdono e tocco.
Facciamola finita, venite tutti avanti
nuovi protagonisti, politici rampanti ;
venite portaborse, ruffiani e mezze calze,
feroci conduttori di trasmissioni false
che avete spesso fatti
del qualunquismo un arte ;
coraggio liberisti, buttate giù le carte
tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese
in questo benedetto assurdo bel paese.
Non me ne frega niente
se anch’io sono sbagliato,
spiacere è il mio piacere,
io amo essere odiato ;
coi furbi e i prepotenti
da sempre mi balocco
e al fin della licenza
io non perdono e tocco.
Ma quando sono solo
con questo naso al piede
che almeno di mezz’ora
da sempre mi precede
si spegne la mia rabbia
e ricordo con dolore
che a me è quasi proibito il sogno di un amore ;
non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute,
per colpa o per destino le donne le ho perdute
e quando sento il peso d’essere sempre solo
mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo,
ma dentro di me sento che il grande amore esiste,
amo senza peccato, amo ma sono triste
perché Rossana è bella, siamo così diversi ;
a parlarle non riesco, le parlerò coi versi.
Venite gente vuota, facciamola finita :
voi preti che vendete a tutti un’altra vita ;
se c’è come voi dite un Dio nell’infinito
guardatevi nel cuore, l’avete già tradito
e voi materialisti, col vostro chiodo fisso
che Dio è morto e l’uomo è solo in questo abisso,
le verità cercate per terra, da maiali,
tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali ;
tornate a casa nani, levatevi davanti,
per la mia rabbia enorme mi servono giganti.
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco
e al fin della licenza io non perdono e tocco.
Io tocco i miei nemici col naso e con la spada
ma in questa vita oggi non trovo più la strada,
non voglio rassegnarmi ad essere cattivo
tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo ;
dev’esserci, lo sento, in terra in cielo o un posto
dove non soffriremo e tutto sarà giusto.
Non ridere, ti prego, di queste mie parole,
io sono solo un’ombra e tu, Rossana, il sole ;
ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora
ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
perché ormai lo sento, non ho sofferto invano,
se mi ami come sono, per sempre tuo Cirano.”
Francesco Guccini racconta e musica sapientemente la storia di Cyrano de Bergerac. Personaggio intrepido, pieno di pregi, intelligente e capace, brillante, giusto ed illuminato, e capace di amare, amare molto, e sacrificarsi per la persona amata, comprendendo il limite del suo difetto fisico. Un naso bruttissimo.
Vidi il film, al cinema, quando ero ragazzina, di Jean-Paul Rappeneau del 1990 e lo spettacolo teatrale, dal dramma di Edmond Rostand, “Cyrano de Bergerac”.
Lui, scontroso spadaccino dal lunghissimo naso, è uno scrittore ed un poeta, fantasioso e brillante, abilissimo con le parole come con la spada. E la sua abilità con la spada è entrata nella leggenda, quanto la sua passione per la poesia e per i giochi di parole. Usa la spada per ferire, usa i versi per mettere in ridicolo i suoi nemici.
Non ama il compromesso il nostro Cyrano. Ed i suoi nemici sono sempre più numerosi grazie al suo carattere. Ma Cyrano è soprattutto un uomo giusto. Combatte contro i potenti ed i prepotenti. E le sue idee sono illuminate.
Capace, abile, brillante, giusto e…. innamorato.
Innamorato della bella e sensibile Rossana, sua cugina.
Ma lei è innamorata di Cristiano, giovane cadetto e, soprattutto, bello. Cristiano però non è molto intelligente. E’ buono, forse, ingenuo ed innamorato anch’egli della bella Rossana. Ma non ha neppure la metà dello spessore di Cyrano.
Così il sacrificio e il coraggio di un uomo innamorato. Cyrano decide di aiutare Cristiano a conquistare il cuore di Rossana e si improvvisa così suggeritore per l’altrui passione, scrivendo lettere e poesie per conto dell’amico. Lettere bellissime, perchè sincere. Specchio del suo sentimento.
Cristiano riesce a conquistare la sua amata. Unione che dura poco però. De Guiche, un uomo potente ed anch’esso invaghito della bella Rossana, fà allontanare Cristiano, mandandolo in guerra. Cyrano andrà con lui al fronte, ma non riuscirà a proteggere fino in fondo il giovane. Cristiano muore. E Rossana, per il dolore, decide di ritirarsi in un convento.
Solo al termine della propria vita, dopo molti anni, Cyrano confesserà, seppur involontariamente, a Rossana di amarla. A quel punto, forse, l’errore, commesso per il troppo amore, di Cyrano. L’avere dato per scontato che lei non potesse andare al di là del suo difetto fisico. Sì, lei era innamorata del giovane e bel Cristiano, ma il suo sentimento si rafforza soprattutto per ciò che lui le dice, per ciò che lui le scrive, per la sua mente e la sua intelligenza, imprestate da Cyrano.
Scoperta la verità, lei è pronta a ricambiare il suo amore, ma è troppo tardi. Cyrano è vecchio e ed è alla fine della sua vita.
Una storia senza tempo. Con personaggi senza tempo.
La prepotenza, il pregiudizio, gli stereotipi della bellezza fisica ed interiore, si rinnovano nella nostra epoca come in quella in cui si svolgono i fatti.
Una storia che ha molto da insegnare.
Le immagini qui da me utilizzate sono scene del Film Cyrano de Bergerac del 1990, ispirato all’omonima piece teatrale.
Dark Night, Photo taken by Fémininité
Sono tre notti che faccio incubi…e mi sveglio nel cuore della notte in preda al panico.
Sensazione che rimane durante tutto il giorno.
Sogno immagini del passato, situazioni già vissute, a cui ho posto rimedio, affinchè non riaccadessero, ma che nel sonno si ripetono, minacciose.
Sogno gli interrogatori dei miei genitori, che mi accusano di avere fatto cose di cui io non ricordo, ed io cerco comunque di giustificarmi, ma non so neppure di che….
Sogno le persone che mi hanno fatto del male, ed io che le devo giustiziare, una ad una….
Sogno immagini di un futuro che deve venire, e che non vorrei fosse così.
Sogno mio figlio, che mi odia e che, per via di questo odio, mi uccide, buttandomi giù da un dirupo….
Sono presagi. Sono cattivi pensieri. Sono sensazioni sgradevoli. Senza nessun motivo apparente. Ma ti prendono, come in un vortice.
E tutto ciò che rimane è un terribile senso di angoscia….
This photo is taken by Michael Jastremski on OpenPhoto, Creative Commons licence CC
Prima della trasferta, vi lascio con il testo di questa canzone, cantata dai Bemuda Acustic Trio, che mi ha accompagnato in questo weekend…ci vediamo al mio ritorno!
Suona suona una campana ed è tutto quel che ho
dentro queste case vuote sopra il Po
e capire che è finita tra le lacrime di lei
in un dolce giorno del ‘46
come oggi mai come mai oggi riderò
come oggi mai come mai oggi le dirò
sei bellissima, bellissima
Scusa amore scusa tanto se non ho pensato a te
partivamo in cento e tornavamo in tre
col fucile sulle spalle sembra un film ma non lo è
di soldati in carne ed ossa come me
come oggi mai come mai oggi danzerò
come oggi mai come mai oggi le dirò
sei bellissima, bellissima
E divampa in un tramonto che si posa sui granai
l’allegria di contadini e di operai
mentre Chaplin, Ghandi ed Einstein dietro sognano con noi,
con la storia di progresso senza eroi
Come oggi mai come mai oggi canterò
come oggi mai come mai oggi le dirò
sei bellissima, bellissima
Una foto di ricordi mi riporta via da te
dentro il mare oppure in fondo alle trincee
ma l’odore della festa spinge un sogno in libertà
forse per stanotte forse sboccerà
come oggi mai come mai m’innamorerò
come oggi mai come mai oggi griderò
sei bellissima, bellissima
(“A casa”, Bermuda Acustic Trio)









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