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Questa bellissima canzone riaffiora inaspettatamente ora dal mio passato, mi ricorda ore di pomeriggi semi-bui d’inverno tra libri di filosofia e versioni….ed io chesognavo, promettendo solennemente a me stessa che avrei sempre rifuggito la banalità, la piccolezza d’animo e la grettezza, che mai sarei stata intaccata da essi, e che sarei sempre andata fino in fondo su tutto e mai avrei gettato la spugna nelle mie grandi o piccole battaglie, che sarei stata sempre pronta a dare tutto in quel che facevo e nell’amore, che sarei stata un “divertente Valentino un “dolce e comico Valentino” di essere espressiva e “non inquadrabile” di fare ridere chi avrei amato.

Mio divertente Valentino (innamorato)
dolce e comico Valentino
mi fai ridere di tutto cuore
le tue espressioni sono divertenti
impossibili da immortalare in fotografia
sei ancora la mia opera d’arte preferita

la tua figura è da meno di quelle greche?
la tua bocca è un po’ allungata?
quando tu la apri per parlare
sei mordace?

Ma non cambiare nemmeno un capello per me
nemmeno uno se tu ci tieni a me
resta, piccolo Valentino, resta
ogni giorno è il giorno di San Valentino (festa degli innamorati)

la tua figura è da meno di quelle greche?
la tua bocca è un po’ allungata?
quando tu la apri per parlare
sei mordace?

Ma non cambiare nemmeno un capello per me
nemmeno uno se tu ci tieni a me
resta, piccolo Valentino, resta
ogni giorno è il giorno di San Valentino (festa degli innamorati)

sarzana_io_1


Io non dimentico………….Io ricordo tutto. Generalmente dopo un trauma il soggetto dimentica quel che gli è successo, è una forma di autodifesa……..ma io no.

Io ricordo tutto.

Quando mi sono svegliata con quel forte dolore al viso e, allarmata, ho chiamato mia madre perchè chiamasse il 118 per me, ricordo che pensavo: “devo avvertire più persone possibili” . Ricordo il campanello del citofono e mia madre che al telefono mi ha detto: ” sono qui sotto con il 118, ce la fai ad aprire?” ed io che ho detto:”sì.” e mi sono alzata. Ricordo il mio piede a terra per scendere dal letto e la gamba che non mi reggeva e si piegava ed io che cadevo a terra e mi trascinavo fino al citofono, il mio dito che si allungava ed arrivava lì, a quel pulsante nero che apriva il portone. E subito dopo il campanello della porta di casa…….io mi allungavo sù fino alla sicura per toglierla e mi appendevo alla maniglia……e………….clack, la porta si apriva………i militi del 118 entravano ed io abbracciavo uno di loro dicendo: “Finalmente! Grazie!” Poi……più nulla………..devo essere svenuta, credo,……………il primo ricordo che ho dopo questo è il buio e una gran sete, io credevo di essere a casa a letto e volevo scendere per bere ( l’acqua era in cucina sul tavolo, (una bottiglia di plastica) ma non riuscivo e non capivo perchè….. poi qualcuno parlava vicino a me e diceva : ” Questa ragazza si toglie il tubo carotideo!” e quelle mani che afferravano il polso e la caviglia e mi legavano ad un tubo ai lati del letto ed io pensavo ” il letto di casa non ha questo tubo” “non sono a casa, devo capire dove sono e cosa succede” ed allora gridavo e chiedevo aiuto ma la voce non usciva dalla mia bocca….. così con tutta la forza che avevo in corpo sbattevo il braccio, legato per il polso alla spondina del letto, contro la spondina stessa…..poi più nulla, tranne quel profumo così noto della mia collega, “c’è Valeria” pensavo….e dopo il viso di mia madre…ed io “Cosa è successo di preciso?”e poi io che dicevo: “Marco……..” e lei mi diceva ” Hai avuto un’emorragia cerebrale, ti hanno operata, sei in ospedale” e poi ” C’è Georgios, lo chiama lui Marco, stai tranquilla, chiama lui ed avverte tutti”.

Io ricordo tutto.

Io so. E non dimentico.

Io , non mi proteggo dal dolore ma vivo con lui…….

Io non ho il coraggio di cancellare i ricordi che evocano il dolore..

Nel paese di Cefàla viveva una ragazza di nome Zeusestenema. Zeusestenema era giovane ma già molto forte, la vita con lei non era stata gentile e lei l’aveva affrontata per quello che poteva. Zeusestenema viveva sola in una piccola casa sul fiume dalla quale ogni giorno si muoveva per andare al lavoro. La vita scorreva per la giovane ma ella non sapeva che il destino aveva riservato per lei un’impresa degna di un eroe. Quando non era ancora nata ed era ancora una stella nel cielo, il destino mentre tesseva la trama della sua vita si scordò un gomitolo nella sua testa. Nascosto nelle profondità delle terre di Gee stava il drago Anèur. I draghi del tipo di Anèur sono draghi molto poveri: non hanno doti particolari di bontà, generosità né intelligenza, sono solo grossi, squamosi e bavosi e, soprattutto, molto infelici. Nessuno vuole loro bene e loro alle volte sono molto invidiosi di chi alcune di queste doti le ha. Per acquisirle almeno in parte questi draghi si devono cibare del filo con cui è tessuta la trama delle vite delle persone che hanno le doti di cui vogliono impossessarsi. Il drago Anèur purtroppo un giorno vide Zeusestenema e subito ne provò invidia. Aspettò di vedere dove viveva e si appostò aspettando che lei andasse a dormire per coglierla di sorpresa. Il destino parlò allora ad Anèur: <<Anèur io ricordo questa ragazza mentre tessevo la trama della sua vita e lei non era ancora nata ho dimenticato nel suo capo un gomitolo. Se riuscirai a prenderlo sarà tuo e le doti che ella ha diventeranno le tue >>. Anèur entrò dalla finestra nella stanza dove la ragazza dormiva. I draghi, però, non sono noti né per la loro delicatezza né per la loro agilità così Anèur con uno dei suoi artigli le toccò il viso e lei se ne accorse. Anèur, allora, scoperto, tentò di afferrare Zeusestenema e di spiccare il volo per portarla via con sé ma lei fu più veloce di lui e gli balzò sul dorso afferrando una delle squame. Anèur cominciò a divincolarsi per far scendere dal suo dorso Zeusestenema che più volte fu colpita alle gambe ed alle braccia ma non lasciò mai la presa. Anèur, allora, col suo sguardo di pietra le fece diventare immobile il braccio con cui si teneva alle sue squame e la gamba con la quale era pronta a cavalcarlo. A quel punto un angelo che viveva sulla stella vicina a quella dove stava Zeusestenema quando il destino tesseva la trama del suo destino, le porse la sua spada che Zeusestenema con l’altra mano fiera, forte e decisa, con un colpo secco tagliò la gola ad Anèur. Appena Anèur cadde e crollò a terra, chiudendo gli occhi, Zeusestenema cominciò a sentire la sua gamba ed il suo braccio. Rimettersi in piedi fu facile perché lì vicino a lei c’era l’angelo che l’aveva aiutata. Zeusestenema era però esausta <<<Dormi un poco>> le disse l’angelo <<<Non riesco perché ho paura di chiudere gli occhi>> diceva lei. Ma facendo più attenzione nel guardare l’angelo Zeusestenema si accorse che quegli occhi scuri ed intelligenti lei li conosceva già <<Io ti conosco>> <<Sì è vero. Sono il tuo angelo>>disse lui << Aspetta ancora un poco e verrò a prenderti, ti porterò via e ti giuro che saremmo felici >>.

da “Da pensieri a parole”, Emanuela Sortino

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Zeusestenema ed il drago Anèur

Strano come, quando stai male, la tua privacy viene completamente annullata……come se, in quanto malato, non ne avessi più diritto…….la curiosità regna sovrana e tu, non ti ricordi più cosa significa poter vivere in silenzio il tuo dolore e le tue gioie, lontano da sguardi indiscreti….

RIVOGLIO LA MIA PRIVACY COME RIVOGLIO UNA VITA!

vite defraudate

Fase di “repulisti”: si svuota la cassapanca……..Trovo un foglio, scritto con la macchina da scrivere, questo leggo:

Natale 1992

POESIE DI EMANUELA SORTINO

INTRODUZIONE

Ho voluto scrivere codesto libro per far capire al lettore l’importanza della poesia, come il poeta riesca a interpretare le sue sensazioni in così poche parole.

Io non sono una brava poetessa, ma ho voluto scrivere questi versi per liberarmi dei miei sentimenti che il mio cuore racchiude in sè.

POESIE

L’ESSERE SOLI

E’ Natale.Tutti pensano ai regali,

all’albero e

a tutti ipreparativi.

Solo io, un puntino di fronte al mondo,

sto qui a scrivere poesie.

Guardo la classe, il nero della lavagna, l’azzurro degli oceani,

le cartelle colorate dei miei compagni. Sento voci che ridono,

scherzano altre

che discutono; solo la mia voce è silenziosa

pensa, ma non parla.

Sto qui a meditare. Per guardare

la classe che da sola sembra

infinita e meravigliosamente grande.

Ne seguono altre, che poi trascriverò qui, le riflessioni di un’undicenne…….. ed ora, cosa faccio? Mi chiedo. “La stessa cosa” mi dico solo con un’altra tastiera………Ecco le mie mani….”mani che parlano”:

sarzana_6

Caro prof. Tagliasco,

IMG_0404E’ passato più di un anno da quando ho letto il suo nome sulla bacheca di un’edicola preceduto dalla parola suicidio e sono rimasta a bocca aperta….era un periodo difficile per me quello e non sono riuscita a salutarla per bene almeno col pensiero…….La scorsa notte, chissà perchè, l’ho sognata ed ora eccomi qui a salutarla e a parlare di lei. Lei è stato il primo professore che ho incontrato all’università, il suo il primo esame che ho dato ed il suo l’ultimo esame che ho dato prima della tesi. Non ho avuto tempo fino ad ora di interrogarmi sul serio sul perchè di questa drastica e tragica decisione o forse non ne ho mai, fino ad ora, avuto il coraggio. Ecco la notizia del suo suicidio, così come l’ho appresa io l’anno scorso.

La prima cosa che ha stonato in tutta questa vicenda e che mi ha lasciato incredula è stato associare il ricordo che avevo di lei alla parola suicidio. Lo spirito delle sue lezioni, quanto era bello, piacevole ed arricchente frequentare le sue lezioni, anche se forse poco convenzionali, ma probabilmente proprio per questo belle ed uniche. Poi subito ho pensato agli aneddoti che raccontava in modo così divertente sulle sue giovani figlie e sulla sua vita personale, su sua moglie e sulla sua famiglia.

Ricordo, quando, divertito, il primo anno di università diceva di essere felice per avere insistito per la creazione del corso di laurea in Ingegneria Biomedica a Genova, perchè aveva portato un sacco di belle ragazze ad Ingegneria…….e ricordo la sua risata, coinvolgente, che faceva ridere tutto il corso seguita dall’esclamazione “finalmente! Era ora!”……Lei, sempre vestito in jeans, sempre poco formale, col “vestito buono”, giacca e cravatta scuri, appeso in ufficio per le evenienze…..

Una sola cosa ho ancora bisogno di dirle se le rimane ancora qualche minuto: Grazie! Grazie per avermi reso non solo un Ingegnere preparato, ma anche e soprattutto una persona più intelligente, più sensibile e più aperta. Grazie per avermi insegnato a mettermi sempre in discussione e ad aprire la mia mente per imparare meglio e di più.

Con affetto,

Emanuela :)

che ora dovrebbe firmarsi: Dott. Ing. Major Emanuela Sortino

…………..ma……… “chi se ne frega dei formalismi!, giusto professore? :)

Il prof. Tagliasco, come mi piace ricordarlo, con la camicia di jeans:

Vincenzo Tagliasco

Vincenzo Tagliasco

Ed eccolo col “vestito buono”:

Vincenzo Tagliasco

Vincenzo Tagliasco

La sua vicenda, come sicuramente gli sarebbe piaciuta che fosse raccontata.

Guardo e metto a confronto la fisicità che avevo con quella che ho ora…….ripenso alle mie serate in allenamento e mi guardo ora, mentre scrivo questo post, in piedi davanti al portatile, con la gamba sinistra indietro per tenere in allungamento il mio tricipite …… allora capisco che non è cambiato nulla capisco che corpo o fisicità e mente sono la stessa cosa….

fisicità

fisicità

Ed ora sto bene………finalmente…………… :)

Ed ora sono felice

Questo per voi………la voce calda e piena di emozione della grande Nina Simone, la mia cantante preferita, per rappresentare tutto quello che sento adesso:

Birds flying high you know how I feel
Sun in the sky you know how I feel
Reeds driftin’ on by you know how I feel

It’s a new dawn
It’s a new day
It’s a new life
For me
And I’m feeling good

Fish in the sea you know how I feel
River running free you know how I feel
blossom in the trees you know how I feel

It’s a new dawn
It’s a new day
It’s a new life
For me
And I’m feeling good

Dragonfly out in the sun you know what I mean, don’t you
know
Butterflies all havin’ fun you know what I mean
Sleep in peace when day is done
And this old world is a new world
And a bold world
For me

Stars when you shine you know how I feel
Scent of the pine you know how I feel
Oh freedom is mine
And I know how I feel

It’s a new dawn
It’s a new day
It’s a new life
For me
And I’m feeling good

Affronto la mia vita ed i miei ricordi come fossero imprese epiche di cui io sono l’eroina………Ogni immagine, suono o colore del passato sono fitte travolgenti al cuore. Come mille dardi che mi trafiggono. Il mio scudo è il presente, la mia corazza è il futuro e con loro mi proteggo, lottando disperatamente.

Così su un letto prima di dormire, vivo le mie battaglie.

imprese epiche prima di dormire

imprese epiche (prima di dormire)

A completamento di questo post

Aggiungo un’idea per presentare come regalo i sacchettini per profumare armadi e cassetti alla lavanda.

Ho comprato una ciotola in vetro da poco in un supermercato (era una ciotola per l’insalata :) poi ho preso del nastro di raso lilla abbastanza alto l’ho girato attorno al bordo della ciotola fermandolo con della colla a caldo. A parte ho fatto con cura un fiocco con il nastro di raso e l’ho incollato al nastro sulla ciotola con la colla a caldo. Per completare la confezione ho incastrato un rametto di lavanda nel fiocco…..ed il gioco è fatto! I sacchettini saranno presentati nella ciotola dove se vorrete potrete mettere il pout pourri alla lavanda avanzato dalla realizzazione dei sacchettini….

Ecco quello che ho realizzato io:

ciotola per presentare il regalo:sacchettini alla lavanda per armadi

ciotola per presentare il regalo:sacchettini alla lavanda per armadi

emaki81

“Dov’è il mio cuore, lì è la mia casa”

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