San Faustino non è un santo molto conosciuto. Non ha chiese a lui dedicate né esistono sue statue o immagini di altro genere. Non che lui ci abbia mai fatto caso. In vita era stato molto povero e ori e onori non lo avevano mai interessato, tanto meno una volta diventato santo. Lavora molto e con grande serietà e di questo il Signore è sempre stato molto compiaciuto. Spero, comunque, che questa storia gli renda il giusto riconoscimento. Un giorno San Faustino faceva il suo solito giretto di controllo tra le case dei buoni cristiani, e di quelli che forse lo sono un po’ meno, per vedere se qualcuno poteva avere bisogno di lui. Gironzolando tra gli uomini trovò, in un piccolo villaggio, una donna al capezzale del padre malato alquanto bisognosa di aiuto. La poverina doveva curare il padre che, ormai vecchio, non mancava di vessarla in continuazione con assurde pretese e terribili mali immaginari. Le mancavano coperte e l’unica che le era rimasta, vecchia e tutta rattoppata, l’aveva data a suo padre perché si proteggesse dal freddo dei mesi invernali; il camino da lungo tempo non vedeva legna da ardere e l’unico lusso che i due si potevano permettere era una pagnotta di pane raffermo quando qualcuno del villaggio, impietosito, decideva di digiunare, e di conseguenza di far digiunare tutta la famiglia, per regalargliela. Nonostante ciò la ragazza non si lamentava mai e con grande fatica sopportava la sua miseria. SanFaustino, che di pietà e di pazienza come tutti i poveri ne aveva tanta, decise di aiutare la donna. La mattina dopo, infatti, le fece trovare fuori dalla porta un cesto con del pane e della frutta e una brocca di latte appena munto, sul letto coperte e biancheria pulita e vicino al camino tanta legna da ardere, e così i giorni seguenti. La donna non stava in sé dalla gioia. Ogni volta che si trovava davanti tutto quel ben di Dio ringraziava il suo benefattore, comprava candele e diceva preghiere. Cercava di economizzare sul cibo offertole per dividerlo con gli altri e regalava le coperte e i vestiti che aveva in più. San Faustino era felice di avere alleviato le sue pene e, puntuale, non mancava mai al suo appuntamento. Trascorsero i mesi, quando una mattina San Faustino vide che il cibo che aveva lasciato fuori della porta giaceva sparso per terra, in parte mangiato in parte rubato, e che le coperte e la biancheria erano state lacerate e sporcate. <<Cosa è successo cara?>> sussurrò al cuore della donna (perché è così che i santi e gli angeli parlano agli uomini). <<Non lo so,>> rispose lei <<questa mattina quando mi sono svegliata ho trovato tutto così. Oggi fa molto freddo e mio padre si lamenta più del solito dei suoi dolori, vuole la coperta e ha fame.>> <<Ti porterò altro cibo e un’altra coperta.>> E così fece. Ma il giorno dopo lo spettacolo fu lo stesso e così i giorni seguenti. Allora San Faustino decise di andare a parlare col Signore per sapere come fare. 26
Il Signore non si meravigliò nel vederlo e gli spiegò <<E’ colpa del diavolo Ratzmino. Da qualche giorno si diverte a fare dispetti a noi che siamo qui in cielo. Generalmente vuole qualcosa in cambio per andare via e lasciare in pace le vittime delle sue vessazioni.>> <<Non puoi punirlo e farlo tornare da dove è venuto?>> <<Come tu ben sai io posso, ma nel mondo l’eterna lotta fra bene e male c’è da sempre e ci sarà per sempre. Tocca a te sconfiggerlo.>> San Faustino aveva capito e ubbidì. Vedere un diavolo per un santo è una cosa semplice. Basta volerlo e lo vedono. Un diavolo non può nascondersi a loro. E proprio così fece San Faustino. Il diavolo Ratzmino stava in un angolo della casa, con la faccia e la bocca tutte sporche della frutta rubata e sulla veste succida il segno del latte che probabilmente si era versato addosso durante il lauto pasto consumato a sbafo. <<Diavolo Ratzmino, cosa stai facendo?>> lo sorprese San Faustino. <<Sapevo che mi avresti trovato>> disse il diavolo, mostrando un ghigno da cui si intravidero i denti neri e cariati <<Dove ci sono pezzenti tu non manchi mai. Ho visto questa roba e, sai, avevo tanta fame e poi sembrava tutto così appetitoso, che ho pensato di darci un assaggio…d’altronde voi non dite sempre di dare cibo agli affamati e da bere agli assetati? Io ero affamato e assetato e così mi sono servito da solo visto che tu non c’eri.>> <<Questo cibo e questo latte non è per te, è per la donna e suo padre che abitano in questa casa.>>
<<Non mi interessa. Se mi va di mangiare io mangio. Se mi va di bere io bevo.>> <<Ho capito. Allora, cosa vuoi in cambio?>> <<Non so se mi va di contrattare con te. Questo cibo è proprio buono e mi dispiacerebbe rinunciarvi. Ma sarò magnanimo questa volta. Voglio un bicchiere di vino fatto con l’uva che cresce selvatica ai piedi del profondo burrone della valle del Nero. Me lo dovrai portare in una coppa scolpita nel ghiaccio del ghiacciaio della Igga e dovrai aromatizzarlo con aghi di pino e acero e miele delle api gialle. Finché non l’avrò continuerò a servirmi del cibo che tu sostieni (non so sulla base di cosa per la verità) essere destinato per questa donna.>> <<Avrai quello che vuoi, se questo è il modo per farti andare via>> rispose San Faustino e senza perdere tempo si recò alla valle del Nero come gli era stato detto. Si calò dal burrone con una corda intrecciata con capelli di angelo e colse succosi grappoli di uva. Quindi si recò sul ghiacciaio della Igga e, con un punteruolo fatto di cristallo celeste, dal ghiaccio scolpì una grande coppa. Pestò a dovere l’uva e ne fece una bevanda scura. Fasciò la coppa con un pezzo della stoffa della tunica degli angeli e andò nella foresta, dove raccolse aghi di pino e acero, li tagliò finissimamente e li versò nella bevanda, che prese ad odorare intensamente. Mancava solo il miele delle api gialle. Dovete sapere che è difficilissimo prendere il miele di queste api, perché lo tengono in serbo per nutrire la folla dei cherubini che vive nel cielo. Hanno l’ordine di non dare il loro prezioso nettare a
nessuno, nemmeno agli angeli e ai santi. Ma San Faustino non si perse d’animo. Non a caso è un santo. Andò fino ai confini della terra dove finisce l’arcobaleno, perché sapeva che lì le api gialle hanno i loro laboratori dove producono senza sosta il miele (i cherubini sono moltissimi lassù in cielo), e cominciò <<Mie amiche api, vengo in pace per chiedervi un poco del frutto del vostro lavoro. Conosco la regola e non vi chiederei mai di non osservarla, ma questo è un caso disperato, perché una donna senza mezzi piange per il padre malato e per la fame che è costretta a soffrire.>> Le api, che conoscevano San Faustino e la sua generosità, si commossero per quelle parole e chiesero il permesso alla loro regina. La regina rifletté un poco sul da farsi ma alla fine si convinse. Era un’emergenza alla fine dei conti. Lei stessa portò il miele al santo che con un sorriso la ringraziò per la sua generosità. Con la preziosa bevanda, San Faustino tornò alla casa. Era trascorso solo un giorno. Nel solito posto trovò Ratzmino, ancora più sporco e puzzolente del solito. Senza una parola il santo gli porse la coppa e il diavolo, dopo averla guardata e annusata e rigirata nelle sue mani pelose con diffidenza, tracannò il contenuto in un solo sorso. <<Molto bene. E’ stato un piacere fare affari con te.>> <<Hai detto che te ne saresti andato. Ora sii fedele ai patti e lasciaci in pace.>><<Stavo pensando che forse sono stato troppo benevolo con te prima. Cosa vuoi che sia per un santo procurarmi un bicchiere di vino?>> San Faustino se lo aspettava. Ratzmino era pur sempre un diavolo. <<Cosa altro vuoi?>> <<Mi sono messo con le mani avanti quando tu non c’eri e ho combinato un bel lavoretto. Ho fatto venire fino a qui un principe molto bello e molto ricco. E’ bastata una piccola deviazione sul suo percorso e una zampa dolorante del suo cavallo per costringerlo a fermarsi al villaggio. Ha chiesto ospitalità per la notte alla giovane donna a cui ti interessi tanto e io gli ho infuso amore per lei. Come tu ben sai, l’amore che siamo capaci di far nascere noi nel cuore degli uomini non è un amore buono. Il suo infatti sarà un amore egoista. Le chiederà di sposarlo e di lasciare qui suo padre. Tra la felicità e la ricchezza e la miseria e la malattia lei sceglierà le prime due. E’ stanca e infelice qui, si vede.>> <<E se non dovesse accettare l’offerta te ne andrai?>> <<Allora me ne andrò, ma sappi che mi porterò via l’anima di suo padre.>> <<Ma così la renderai infelice comunque! Se sposerà il principe avrà per sempre il rimorso di aver abbandonato il padre e se invece non accetterà la proposta di matrimonio rimarrà sola e dimenticata e rimpiangerà l’opportunità perduta!>>
<<Non incominciare a farmi sentire un verme. E’ un lavoro difficile il mio, cosa credi? E poi c’è nell’aria una promozione per me. Ho bisogno di anime. Qui in ogni caso ne avrò una, o quella della donna o quella del padre. Personalmente preferisco la prima. Un’anima viva vale di più. Però, in mancanza d’altro, avrò sempre quella morta.>> Il diavolo lo aveva proprio ingannato. San Faustino non aveva via d’uscita. Non poteva intervenire, perché la decisione ora spettava solo alla donna. Esiste una regola nel cielo, il libero arbitrio, che è una delle leggi più antiche e sacre. Nessuno ha diritto di violarla, anche se a fin di bene. E poi sapeva che qualsiasi scelta lei avrebbe preso, l’avrebbe rimpianta amaramente. San Faustino entrò in casa ormai disarmato e subito si accorse che la tragedia si era già compiuta. La donna era lì, in ginocchio col viso bagnato e gonfio per il lungo pianto. Sul letto giaceva il padre senza vita. <<Aiutami Signore, non lasciarlo morire!>> urlava la donna con voce rotta. San Faustino allora si mise in ginocchio e così pregò <<Signore, concedimi la forza, ché io possa ridare la vita a questo povero vecchio, la cui anima prima del tempo da Te stabilito è stata portata via dall’amore di sua figlia.>> Il Signore, che tutto aveva visto e tutto sapeva, ebbe pietà e ridiede la vita al vecchio. Quando la giovane vide il padre aprire di nuovo gli occhi, non stava in sé dalla gioia e lo abbracciò e lo baciò e ribaciò molte e molte volte. San Faustino era felice. La vita riprese nella sua tranquillità. San Faustino puntuale portava il suo aiuto alla donna e lei sempre lo ringraziava. Un giorno tornò al villaggio il principe egoista. L’effetto dell’innamoramento diabolico era passato quando San Faustino aveva sconfitto il diavolo. Ma il principe, che in realtà era una brava persona, era veramente innamorato della donna che aveva avuto il coraggio e l’onestà di non sposarlo per denaro e di rimanere accanto al padre malato e bisognoso di lei. Così, come ogni storia che si rispetti, il principe chiese alla donna per la seconda volta di sposarlo. Questa volta non avrebbe dovuto lasciare suo padre, ma sarebbero andati tutti e tre al suo castello, dove sarebbe potuto essere curato e avrebbe potuto finire in pace e tranquillità la sua vita. E così fu. Ancora oggi i vecchi si ricordano dell’anima gentile della principessa povera che un giorno era andata sposa al principe e da lì in poi aveva regnato con benevolenza e giustizia. E Ratzmino? Beh, immagino la sua faccia quando si vide scomparire l’anima del vecchio mentre la portava al suo capo. E immagino anche che la promozione non gli fu data. Mi hanno detto che di tanto intanto ruba ancora il cibo dalle case. Perciò se qualche volta manca qualcosa dalle vostre dispense, potrebbe darsi che sia stato il diavolo Ratzmino.
da “Da pensieri a parole”, Emanuela Sortino
Licenza Creative Commons by-nc-sa 3.0

San Faustino ed il diavolo Ratzmino

6 comments
Comments feed for this article
Luglio 7, 2009 a 3:00 pm
Diemme
Ma che carina questa storia!
E a proposito di anime buone, non dimenticare di salutarmi Paola!
Un abbraccio a te, a lei, a Mauri.. insomma, a tutti gli amici che abbiamo in comune!
DM
Luglio 7, 2009 a 3:22 pm
emaki81
@DM: Grazie! E’ una storia che ho scritto anni fa, ma non ho mai pubblicato qui….ora ne ho il coraggio……..Te li saluterò di certo…….potrebbe essere anche che se vengono a leggere qui li vedano loro i tuoi saluti….Un bacio anche a te……:)
Luglio 7, 2009 a 8:10 pm
mauri
Eccomi..!
Io San Faustino lo conoscevo da mo’..
Luglio 8, 2009 a 12:08 pm
emaki81
@Mauri: E’ vero……questa storia l’avevo scritta circa nel 2004 dopo la laurea triennale per trovare un pò di respiro………quindi tu devi essere stato tra i primi ad averla letta…….
Luglio 8, 2009 a 1:08 pm
mauri
No, in effetti me la sono già rivenduta. Ma non volevo dirtelo..
Luglio 8, 2009 a 1:18 pm
emaki81
@Mauri: Disgraziato…..