You are currently browsing the monthly archive for Settembre 2009.

Gironzolo sul web e trovo questo capolavoro di fotografia, di poesia e di musica: a cosa possono fare pensare degli uccelli appollaiati sui fili? Se li guardi con occhi di poeta , saranno una cosa, con occhi di musicista o compositore un’altra ancora e da questo nasce questo video:

Birds on The Wires

Questa composizione di immagini, fotografia e musica, ha il sapore di libertà….libertà di vedere il mondo, immagini, cose ed ambienti associati ad altre immagini,o addirittura suoni, conferendo loro tutto un aspetto poetico che supera ogni convenzione ed ogni banalità e libertà di poter esprimere tutto ciò…..

ritratto di Adèle Hugo

ritratto di Adèle Hugo

Questa è la storia di Adèle Hugo, figlia di Victòr Hugo…..è una storia d’amore e d’avventura, da cui Francois Truffaut ha tratto un film “Adèle H, una storia d’amore” con una giovanissima Isabelle Adjani nei panni di Adèle. La sceneggiatura fu tratta dalla biografia di Adèle curata da Miss Frances Vernon Guille, una studiosa americana che, nel 1955, aveva scoperto due volumi del diario della figlia di Hugo in una libreria di New York, ma Truffaut si discostò dalla storia vera in alcuni punti.Il film è il racconto di una storia d’amore finita e del sentimento ossessivo che spinge la ragazza ad attraversare gli oceani pur di riconquistare questo amore, il tenente Pinson, che non l’ama più e la respinge.Adèle, guidata dall’idea fissa del matrimonio, ha bisogno di una riconquistata normalità dopo l’abbandono della casa paterna, pur consapevole che ormai l’uomo non nutre più alcun interesse per lei, lo cerca, gli si offre, si dispera, non esitando a ricorrere alla finzione, al ricatto, alla menzogna, e più lui la rifiuta e più il rifiuto alimenta l’ostinato desiderio, fino ad arrivare all’esplosione della malattia, prima la polmonite, poi l’oscuro e simbolico male agli occhi ed, infine, la follia.
Ma “L’histoire di Adèle” non è solo una storia d’amore a senso unico, qualcosa di simile a un brano musicale per un solo strumento, come sostenne Truffaut, ma è anche la ricerca di una propria identità, di una figlia in fuga da un padre ingombrante ed estraneo, Victor Hugo (che nel film non compare mai, ma che è sempre presente nelle allusioni, nei dialoghi, nei ricordi), che le preferisce l’affetto d’un ‘altra figlia, la prediletta Leopoldine, e con il quale l’ unico punto di contatto, simbolicamente incestuoso, è la passione per la scrittura: i libri di Hugo, le lettere e i diari di Adèle.
Infine, la ragazza si distaccherà sia da Pinson che dal padre, rifugiandosi nella solitudine più estrema, ponendo tra sé e le figure amate/odiate un abisso incolmabile: la follia.
Adèle morirà a 85 anni, in estrema solitudine, in una casa di cura per malati di mente.

Oggi ero in macchina, direzione ospedale, tanto per cambiare, la radio sintonizzata su ISORADIO per sentire notizie sul traffico,mettono una canzone, io l’ho già sentita, è famosa, ma non la conosco, non so chi la canta nè il titolo. Mio padre all’improvviso dice:”Bette Davis’ eyes!……. bella questa canzone….!” Mi volto a guardare questo sconosciuto, che dovrebbe essere mio padre……Mio padre, che io ho sempre visto ascoltare musica classica o, al limite, Edith Piaf, Louis Armstrong, Nat King Cole o Frank Sinatra…….lui, così prevedibile nei gusti, abitudinario fino alla nausea, che veste sempre con gli stessi colori, con lo stesso stile, che ascolta o guarda sempre lo stesso tipo di programmi sia radio che TV…… mio padre, a cui non ho mai visto fare nè dire qualcosa di imprevedibile, che mi abbia sorpreso o, comunque, diversa dal solito…..oggi mi ha sorpreso, conosce ed apprezza una canzone che non gli ho mai sentito nominare nè ascoltare fin’ora…… mio padre è uno” sconosciuto”…….. mio padre può sorprendermi dopo una vita sempre uguale, fatta sempre delle stesse cose, degli stessi interessi, delle stesse persone, degli stessi posti…….

E scopro di non conoscere mio padre grazie alla musica………. ed è bella questa canzone……Bette Davis’ eyes… la canzone che mi ha fatto scoprire che ci sono ancora cose nuove da dire e da condividere tra me e lui e tra me ed il mondo che mi ha deluso, mi ha fatto soffrire e con cui pensavo non aver più nulla da spartire:

“Proviamo a togliere anche questa cavigliera per camminare fuori” mi ha detto il mio fisioterapista ieri, ed io oggi ho pensato “faccio una passeggiata per festeggiare e compro quelle belle scarpine che ho visto sabato”. Allora mi vesto, jeans, stivaletti, felpina di cotone, un poco di trucco, la mia borsa, gli occhiali da sole….e sono pronta! “La mia prima passeggiata in libertà” penso, è un anno ed una settimana che non faccio una passeggiata all’aperto senza bende, bendaggi,tutori, cavigliere……….Ero un pò agitata, avevo paura che tutto quello che avevo fatto fino a quel momento, il lavoro di 11 mesi di di fisioterapia, esercizi, iniezioni di botulino, bendaggi, finisse in un grosso FLOP!………e mi trovassi in mezzo alla strada con la caviglia storta e dolente in cerca di un modo per tornare indietro…….

Ho cominciato dalle scale, e già da lì ho incominciato a vedere la caviglia instabile e titubante, ho fatto un bel respiro e ho cercato di portare su di essa più peso che potevo per schiacciare il piede a terra e fermarlo lì dal primo all’ultimo gradino…….salgo in auto per posteggiare sul lungomare di Pegli, dove vivo ora,  ma ho trovato posto solo davanti al temutissimo circolo ARCI Messina, dove trovo “appollaiati” sul muretto i soliti 10 vecchietti annoiati che ovviamente non vedevano l’ora di trovare qualcosa da raccontarsi  una volta tornati a casa, ed io ero proprio la persona giusta nel posto giusto……..”giovane ragazza di bella presenza scende dalla macchina e con titubanza, si dirige verso il Lungomare per intraprendere la sua prima passeggiata da essere umano, ovvero usando due piedi e due gambe”……. ed eccoli i loro occhi piantati addosso su di me e su mia madre, lei li guarda con sguardo di rimprovero, io cerco di ignorarli ed eccola, la sento, la mia caviglia ha un attimo di incertezza, ma mi fermo per tempo, prima di prendere una storta e dico, rivolgendomi a mia madre: “la mia caviglia non mi regge” e mia madre risponde “ci credo, sembra che siamo su un palco ed i nostri spettatori aspettino solo di vederti fare male.Andiamo sul mare dove non c’è nessuno” Risalgo in macchina e partiamo, via da quei Mostri che paiono pensare: “mi consolo, io sono vecchio, sto male, ma lei sta peggio di me ed è anche giovane” e più mi allontano da quei “gufi” penso: “La gente è idiota e crudele” e guardo il mare, il mio mare, che sta lì, sempre pronto ad ffrirmi i suoi bellissimi colori e le sue bellissime forme… il mare che mai mi tradisce, stando sempre lì, ad offrire conforto e rifugio ai miei sogni ed ai miei desideri. Da lui mi vado a rifugiare e davanti a lui mi fermo, nel punto della costa tra Crevari ed Arenzano dove non c’è praticamente nessuno, tranne qualcuno che, occasionalmente  fa jogging e, respirando l’aria fortemente intrisa di iodio, non si accorge neppure di me, forse uno sguardo furtivo ma senza domande,senza curiosità, senza morbosità alcuna….ed io cammino, un passo dopo l’altro e ricordo, il mare di quando ero bambina e passavo di lì con le mie ciabattine ed il costumino scherzando insieme al mio amichetto del mare, ed all’orizzonte solo qualche gabbiano si fà cullare dall’acqua ……i  contorni dei loro corpi spiccano nella luce autunnale, ma il sole è ancora caldo, l’aria mite…..il mio piede si stanca, avrà camminato per 200 metri almeno ed allora la caviglia pare cedere di nuovo ma mi giro e torno in macchina ….penso:”è dura, forse è veramente troppo più grande di te questa cosa, forse bisognerebbe accettare di più la situazione e mollare un poco la presa, è troppo tempo che ti ribelli e con troppa intensità, forse è troppo, è veramente troppo: sei morta per metà e sei resuscitata e per di più tutta intera ….mi viene da piangere, sono esausta, sono psicologicamente stremata…….ma non piangerò, chiunque sia il mostro che mi ha voluto ridotta così NON MI VEDRA’ MAI PIANGERE, MAI! arrivo alla macchina e torno indietro…..guardo il tragitto che ho percorso…….”è lungo!” penso, “ho fatto una passeggiata senza nessun supporto” “ce l’ho fatta”  “ed ora ho un precedente: dal mare e da questo posso ripartire per i mille altri passi discreti ed in libertà che farò!”

Ieri ho fatto una pazzia…….ieri, proprio ieri, il 21 settembre, la data che segna un anno da quando ho riaperto gli occhi dal coma……Ieri, un anno fà, aprivo gli occhi alla vita da un lettino della rianimazione…..

e ieri, sono andata proprio lì, nella rianimazione dell’Ospedale San Martino, ed ho conosciuto il primario, che aveva chiesto ai miei genitori di portarmi da lei a far vedere, una volta ripresa, per potermi incontrare in una situazione di “normalità”, e sono stata lì, a parlare con questa dottoressa, a me praticamente sconosciuta, ma che si ricordava ogni cosa di me, dove ero sdraiata, quanto tempo ero stata lì e quanto in fretta mi ero ripresa……poi mi sono seduta nella sala d’attesa, quella sala d’attesa in cui immaginavo le persone che mi vogliono bene mentre aspettavano di sapere qualcosa sulle mie condizioni e sussultavano ogni volta che la porta veniva aperta…… E’ stato strano, ma non è stato difficile……non sò perchè l’ho fatto, in qualche modo credo mi servisse,ne sentivo il bisogno, quel bisogno di rimettere a posto i tasselli dei ricordi di quel “buco nero” che nella mia mente è il lasso di tempo che intercorre da quando ho aperto la porta al 118 a quando mi sono risvegliata legata al letto in subintensiva……era una pazzia di cui sentivo bisogno…….

Alla fine è come se avessi dormito in quel posto a me praticamente sconosciuto, è come se vi avessi dormito per una settimana, un sonno greve anche se agitato, un sonno di morte, un sonno senza sogni ma allo stesso tempo carico di pensieri, pesanti come macigni, in cui mi stavo perdendo, in cui stavo praticamente annegando….

Questa pazzia è stata una pazzia per ripercorrere all’indietro questo lungo sonno come immagini di una vecchia pellicola ingiallita , quel lungo sonno da cui non volevo, in un certo senso, essere risvegliata così e di cui ora, però, forse, posso meglio godermi la scena finale.

Un grido al mattino in mezzo alla strada,
Un uomo di pezza invoca il suo sarto
Con voce smarrita per sempre ripete:
“Io non volevo svegliarla così!”
“Io non volevo svegliarla così!”

Come dice il testo di una canzone  di “Le Orme“: “Gioco di bimba“:

Persone senza “perchè

Immagine 004

le definisco io, sono quelle persone che pur lamentandosi di quello che non hanno o non sanno fare nè ottenere, non si chiedono mai “perchè io non ho quello che voglio?” oppure “perchè io non so fare questa cosa che vorrei saper fare?” e non se lo chiedono semplicemente perchè il loro modo di vivere consiste nell’”aspettare che le cose capitino loro”, mentre chiedersi “perchè?” è già un inizio per cercare di conquistarsi quello che vorrebbero avere o vorrebbero saper o poter fare, invece che aspettare che questo “capiti”……..

“Io e te in un’altra vita eravamo delle amazzoni, fragili e forti allo stesso tempo” mi scrive una cara amica…….ed è vero, penso io, io non aspetto che la vita mi capiti, io le vado incontro, magari cado, mi ferisco, mi faccio male ma almeno agisco, combatto, mi pongo quella fatidica domanda:”perchè?” e da lì parto per affrontare ciò che non mi và, che per me non và bene………

ed è passato un anno.....

ed è passato un anno.....

E’ passato un anno da quel mercoledì 17 settembre 2008, quando alle 7:15 del mattino chiamavo mia madre e subito dopo mi soccorrevano lei ed il 118 ai quali io riuscivo ad aprire la porta, per poi svenire tra le braccia di uno dei militi del 118 quindi, mi portavano al pronto soccorso dell’ospedale di Sestri Ponente, dove mi facevano la prima TAC e vedevano la presenza di una MAV di un diametro di 1,5 cm ed una consistente massa emorragica a livello della corteccia cerebrale in zona parieto-temporale destra, alle 8:15 mi preparavano per l’intervento rasandomi la testa e decidevano di portarmi alla neurochirurgia dell’ospedale San Martino. Alle 13: 15 entravo in sala operatoria, senza aver mai ripreso i sensi, dove mi embolizzavano la MAV e successivamente effettuavano una perfetta craniotomia, che non avrebbe lasciato nessun segno sul mio volto, drenavano così l’emorragia facendo uscire il sangue ed asportavano la MAV, a quel punto mi portavano in rianimazione e mi facevano entrare in coma farmacologico ……….non sciogliendo la prognosi fino alle 17.00 Tutto questo , un anno fà………. il giorno che doveva essere quello della mia morte……..

Sono stata tenuta in coma farmacologico fino al 21 settembre, quando piano piano hanno cominciato ad “aprire una finestra”, togliendo via via i farmaci ed hanno notato che respiravo da sola, finchè addirittura non ho aperto gli occhi……..

E’ passato un anno da quando ho guardato la morte in faccia e le ho fatto una pernacchia………..alla mia “Alicina” piace immaginarmi così e secondo me questa immagine rende bene la storia……..

17 settembre 2008

17 settembre 2008

Su facebook la mia “alicina” mi ha dedicato questa foto:

danzare leggeri

danzare leggeri

E così mi ha raccontato che, un giorno in cui era venuta a trovarmi in ospedale e mi ha visto per la prima volta salire in piedi e muovere dei passi, tornata a casa si era imbattuta in questa immagine e mi aveva immaginato  così,”danzare leggera” e si era messa a piangere, lei che insieme alle altre mie più care amiche mai si erano allontanate da me, mai un attimo mi avevano lasciata sola, seguendo così passo passo il mio percorso, prima la mia lotta per uscire dal coma e per ritornare alla vita, poi la mia lotta per poterla vivere questa mia vita……..ed ora, che incomincio un nuovo trattamento guardo come sono e penso a come ero oltrechè a come avrei potuto essere e non penso più a chi mi ha fatto del male in quel momento ma solo a quanto sono stata fortunata ad avere loro a fianco a me, alle vere amiche che ho ed in generale alla vera amicizia cui sarò grata per tutta la vita….

Quasi un anno fà ero a casa di un’amica ed in TV davano “Dirty dancing” ero appena andata via di casa, con tutto il mio bagaglio di dubbi, di insicurezze, di paure, di delusioni…….e a 27 anni quasi suonati, ci siamo trovate tutte e due a guardare quel film come due adolescenti, rinnovando le stesse emozioni di quei tempi, gli stessi sogni, le stesse speranze…… E mi addormentavo con l’immagine del viso di lui (il bellissimo Patrick Swayze) ed un pensiero: guardando “Dirty dancing” capisco che i sogni non muoiono mai………

Oggi sento la notizia che Patrick Swayze è morto a 57 anni di cancro al pancreas ma lui rimarrà sempre quel fantastico 30-enne dolce, forte, coraggioso che mi ha insegnato che nonostante tutto i sogni non muoiono mai…..

Tra l’ospedale, i bendaggi, i tutori e chi più ne ha più ne metta pensavo che non sarei riuscita nè avrei avuto voglia di andare un pò al mare….ed, invece, ora, a settembre, un mese poco affollato e gettonato, trovo due giornate splendide, e così, a quasi un anno dalla mia morte e rinascita, mi riappacifico con il mare, quell’ultimo mare della stagione che per me diventa il primo, come mi riappacifico con la vita, quell’ultima vita che ho vissuto e che ora diventa anch’essa  la prima………

l'ultimo mare.........il primo mare.....

l'ultimo mare.........il primo mare.....

emaki81

“Dov’è il mio cuore, lì è la mia casa”

a

Blog Stats

  • 71,953 hits

 

Settembre: 2009
L M M G V S D
« Ago   Ott »
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
282930