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C’era una volta nel Paese di Cefàla un ragazzo di nome Agapifobio. Nonostante Agapifobio fosse un ragazzo come tutti gli altri e la sua vita scorresse normale, egli era sempre insoddisfatto, <<Vorrei poter volare e vedere altri mondi meravigliosi, quello in cui sono mi sta un po’ stretto>>diceva tra sè e sè. Un giorno, in cui Agapifobio, con la testa tra le mani, pensava a queste cose, il suo angelo custode lo sentì e decise di aiutarlo. Ognuno di noi, dovete sapere, ha il suo angelo custode. Questi angeli si prendono cura di noi, ascoltando ciò di cui abbiamo bisogno e cercando di darci una mano ad ottenerlo.

L’angelo, allora, si diresse senza indugio verso gli immensi prati del paradiso terrestre e colse uno dei suoi fiori.

Calla Con il fiore in mano andò da Agapifobio, che ancora si arrovellava per ciò che non aveva ed invece voleva, e glielo porse <<Ecco ciò che tu vuoi. Questo fiore potrà permetterti di volare. Ricordati, però, che, come questa tua necessità, in quanto tale, è preziosa, allo stesso modo lo è questo fiore che ho deciso di donarti. Pertanto, già ti dico che dovrai averne cura, è un fiore delicato, ma ti assicuro che, se tu lo farai, ne varrà la pena, perché questo fiore dai bei petali rosa è ciò che ti permetterà di volare.>>

Agapifobio guardava scettico il suo fiore e dentro di sé pensava << che razza di angelo ho! Come può un fiore farmi volare? Un fiore è solo un fiore: è bello da vedere, è piacevole da toccare, al massimo ha un buon profumo, nulla di più. Io poi non sono in grado e non ho voglia di prendermene cura. Ho paura che sarà solo una gran perdita di tempo, ma posso provare, finchè il fiore non avrà bisogno di nulla dovrebbe essere semplice tenerlo.>> Così passarono i mesi e il fiore era sempre più bello finchè un giorno, in cui Agapifobio si era dimenticato il fiore allo scoperto senza riparo, scoppiò un terribile temporale. Il fiore riuscì con grande fatica a non farsi sopraffare dalla violenza del temporale finchè il temporale non cessò. L’angelo, allora, andò da Agapifobio e gli disse: << Agapifobio: hai scordato il tuo fiore! Sei fortunato, è ancora vivo, però vai da lui ha bisogno di te.>> Agapifobio andò, e trovò il suo fiore con la corolla un po’ reclinata ma ancora bella. Il fiore aspettava che Agapifobio lo prendesse e lo portasse all’asciutto ma Agapifobio, avendolo intuito gli disse << Non contare su di me piccolo fiore, io non sono in grado di fare quello che tu ti aspetti>> L’angelo, che aveva assistito alla scena a quel punto disse: << Agapifobio, tu non puoi immaginare l’errore che hai commesso a causa della tua paura! Pertanto te lo mostrerò io: chiudi gli occhi!>> L’angelo a quel punto prese il fiore ancora sciupato dal terribile acquazzone che si era preso lo avvicinò ad Agapifobio e per magia i petali del fiore si attaccarono alla schiena di Agapifobio e divennero un paio di bellissime ali. L’angelo allora rivolgendosi ad Agapifobio così gli disse: <<La chiave della felicità, caro mio pauroso protetto, è una sola: l’Amore. <se tu non avessi avuto paura di darlo a questo piccolo fiore lui l’avrebbe dato a te e tu avresti potuto avere la tua felicità>>

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Perché quando cadi nelle pieghe della vita, o meglio sarebbe dire crepe, all’improvviso è come se ti vedessi vivere, come se ti vedessi da fuori. Quando accade, bisogna mettere in conto che può non piacerti quello che vedi.

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